La nostra organizzazione


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Organigramma

All’interno della struttura sono presenti le seguenti figure professionali:

1 Responsabile della struttura

1 Psicologo

5 Educatori – Progettazione e gestione dei percorsi educativi

1 Figura polivalente/OSS – Gestione della struttura: cucina, pulizia…

Le attività saranno realizzate e gestite con la partecipazione integrata dell’Ambito, dei Servizi Sociali dei Comuni invianti, delle famiglie, con il Tribunale dei Minori competente e con la partecipazione, quando necessaria, dell’Azienda Sanitaria Locale sul territorio. In particolare è garantita:

  • la reperibilità nell’arco delle 24 ore con i Servizi, Sociali e di Pronto intervento del territorio, con le Autorità Giudiziarie e di Pubblica Sicurezza;
  • l’assolvimento di tutte le necessità primarie: 2 colazioni e 2 pasti giornalieri completi a persona;
  • l’assolvimento delle necessità di abbigliamento personale e messa a disposizione di prodotti per l’igiene personale e per gli indumenti;
  • l’assolvimento delle necessità di carattere sanitario attraverso l’utilizzo dei servizi A.S.L.;
  • la predisposizione di un Piano Attuativo Individualizzato (PAI) e relativa Cartella Sociale ed Educativa per ogni minore accolto;
  • Il collegamento con il Case Manager i Servizi Sociali ed altre istanze deputate per l’elaborazione di un progetto educativo personalizzato per ogni singolo minore al fine di superare la fase emergenziale e creare le condizioni psicosocio-educative per le dimissioni dalla struttura;
  • l’assolvimento dell’igiene degli ambienti e della biancheria da letto e da bagno che verrà fornita in modo giornaliero o settimanale; l’assicurazione dei minori ospiti a copertura dei rischi di infortunio di cui possono essere vittime ed artefici gli stessi, durante la loro permanenza nella struttura e fuori;
  • l’ assistenza completa per 24 ore giornaliere, 365 gg all’anno; con turni di seiotto ore ciascuno, durante i quali saranno costantemente presenti, 1 o 2 Educatori secondo le esigenze educative in rapporto al numero di minori presenti in struttura, mentre la notte sarà sufficiente N°1 operatore.

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Modalità di accoglienza e dimissioni

Accoglienza 
L’ingresso in Comunità avviene sia su richiesta dei Servizi Sociali del Comune di residenza del minore, da parte dei vari CGM se trattasi di minori provenienti dal circuito penale o da parte del privato. La domanda di inserimento del minore in Comunità può essere effettuata anche per telefono, direttamente alla segreteria. Tutte le richieste vengono registrate e valutate, in apposite schede che riportano la data di ricevimento: i riferimenti al Servizio sociale richiedente e le informazioni utili a descrivere la tipologia del caso. Se non è possibile prevedere l’accoglimento per ragioni collegate alle caratteristiche del minore viene comunicato immediatamente al soggetto richiedente, altrimenti la richiesta viene accolta e si procede all’inserimento del minore. Nel caso che la struttura sia satura, la richiesta viene inserita in una lista di attesa. La lista – che serve per i successivi contatti in relazione alle disponibilità – viene costantemente monitorata e aggiornata dalla struttura. I criteri di priorità per l’accettazione delle domande in lista di attesa sono: ordine di arrivo della richiesta e caratteristiche del minore così come segnalate dai Servizi Sociali invianti. I Servizi Sociali, in sostituzione della famiglia o la famiglia stessa che richiedono l’inserimento del minore nella Comunità sono obbligati a rimettere i seguenti documenti:

  • comunicazione scritta di richiesta di inserimento emesso dall’Ente affidatario o CGM se trattasi di minore afferente al circuito penale;
  • decreto del Tribunale per i Minorenni se già predisposto;
  • documentazione sanitaria del minore;
  • regolamentazione dell’Ente affidatario sulle modalità delle visite dei genitori e/o parenti del minore (possibilità di telefonare al minore, numero di incontri autorizzati, eventuale possibilità di uscita ecc.). Nel caso di inserimento non programmato (per situazioni di emergenza e pronta accoglienza) è comunque sempre necessaria almeno la richiesta scritta di accoglienza;
  • modalità diversa circa l’affidamento del minore da parte della famiglia.

Primo contatto 
Il primo contatto del minore che accede alla struttura, è con il Responsabile della struttura o con l’Educatore di turno. La prima accoglienza ha lo scopo di far sentire protetto il minore in un “luogo sicuro”, attraverso relazioni empatiche, un ambiente gradevole e rassicurante: un momento di riconoscimento della identità e della dignità individuale. Si passa alla fase di registrazione e compilazione della prima parte della Cartella Sociale e Educativa, che prevede l’inserimento dei dati anagrafici, i dati sulla provenienza…; poi si passa alle procedure di inserimento con la consegna di abiti e biancheria pulita, la scelta dello spazio fisico da occupare, la presentazione agli altri ospiti della casa. Le figure che il minore incontra per prime, hanno il compito di creare da subito un legame con lui, anche solo a livello pratico, finalizzato a prepararlo alla vita di comunità, spiegando regole, diritti, doveri e ruoli dei vari operatori. Evidentemente la “funzione di accoglimento” vero e proprio è poi attuata dall’intera equipe di lavoro (ed in seguito dalla comunità sociale allargata con cui la struttura dialoga ed interagisce), insieme agli altri minori che già risiedono nella struttura, attraverso le routine quotidiane di famigliarizzazione e svolgimento delle attività in comune. Il gruppo in questa visione, si conferma essere uno strumento facilitante l’integrazione ed il sentirsi parte di un tutto.

Dimissioni, modalità e organizzazione
Se non intervengono fattori ostativi collegati al comportamento stesso del minore (comportamenti abnormi o a rischio legalità) i tempi di permanenza dei minori all’interno della struttura dipendono per lo più dal raggiungimento degli obiettivi previsti nei progetti personalizzati individuali, volti prioritariamente alla tutela del minore e all’integrazione nel contesto comunitario accogliente, alla scolarizzazione, allo svolgimento di corsi di formazione professionale e all’inserimento nel mondo del lavoro e naturalmente il superamento delle varie forme di dipendenza tecnologica che hanno condotto il minore in struttura. Laddove sia possibile, il ricongiungimento familiare o la possibilità di reinserimento costruttivo nella propria famiglia d’origine rappresentano ulteriori obiettivi, raggiunti i quali, si può ritenere concluso il percorso comunitario. Al raggiungimento del diciottesimo anno di età, se il minore si trova ancora inserito in progetti di formazione scolastica o professionale, su richiesta dei Servizi sociali competenti, si può prevedere la richiesta di un prosieguo amministrativo, ovvero il prolungamento della permanenza fino al ventunesimo anno di età.

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La selezione e la formazione degli operatori

La selezione degli operatori
E’ eseguita dalla direzione della Società, sulla base dei seguenti criteri tecnici ed umani:

  • esperienze formative e professionali con problematiche che attengono il rapporto tra tecnologia e minori;
  • esperienze professionali pregresse pluriennali a contatto con minori in strutture complesse di tipo socio assistenziale;
  • qualità valoriali;
  • solidità interiore e stabilità emotiva;
  • capacità di gestire le emozioni limitando il coinvolgimento eccessivo;
  • capacità empatica e di trasferimento affettivo;
  • predisposizione alla realizzazione personale nel lavoro con minori;
  • costanza e coerenza;
  • capacità relazionali e di lavorare in gruppo.

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Formazione

Sono previsti due tipi di formazione

  1. seminari e convegni organizzati dalla direzione con cadenza semestrale; su temi che riguardano bisogni formativi emersi durante il semestre precedente, a valere sullo sviluppo professionale specifico del personale operante in struttura ovvero viene favorita la partecipazione degli Educatori a convegni organizzati, all’interno del panorama regionale o nazionale, in grado di soddisfare bisogni formativi specifici il cui numero annuale varia in funzione del rapporto tra l’offerta e i bisogni formativi emersi.
  2. formazione esperenziale; che non si sostanzia nell’insegnamento, come trasferimento di informazioni come puro accumulo di conoscenze, nozioni; dove c’è qualcuno che insegna, che ha cose da insegnare (di contenuto specialistico), depositario di un sapere e qualcuno che ha cose da apprendere, portatore di non sapere. Bensì più centrata sulla valorizzazione del sapere dei partecipanti, ponendolo in continuo dialogo, aperto ed immaginativo, con i limiti e le possibilità dell’azione e della realtà; che cerca di attribuire senso alla elaborazione rielaborazione, dei codici e i quadri di riferimento culturali e psicologici utilizzati per interpretare ed intervenire sulla realtà. Una formazione prevalentemente orientata alla creazione di strumenti socio-mentali funzionali alla creazione delle condizioni perché il soggetto, partecipante alla formazione, possa tenere un discorso sul suo sapere, sulla sua esperienza, sulla percezione di sé in rapporto agli altri…; perché possa imparare a cogliere le connessioni, psicologiche e culturali, in rapporto alle peculiari modalità di attualizzazione del proprio comportamento sociale ed educativo. Una formazione che in termini di apprendimento allude allo sviluppo di una competenza, di ordine prevalentemente socio-affettivo, relativa alla capacità di muoversi lungo i confini simbolici-culturali che delimitano gli ambiti di appartenenza e che fondano le identità e, alla capacità di costruire codici di traduzione che permettano la comunicazione, fra ambiti di significazione diversi. Parimenti in grado di favorire un’ apprendimento di competenze atte alla gestione di contesti relazionali ad alta varianza, dove la varianza viene operazionalizzata come risorsa che se individuata tempestivamente, è in grado di produrre un guadagno relazionale. Una formazione che sul piano organizzativo permette, periodicamente, a soggetti diversi di incontrarsi, di confrontarsi per poi selezionare problemi comuni e partecipare alla loro soluzione. Più in generale, permettere agli operatori di sviluppare competenze culturali, informative e psicosociali in grado di fungere da supporto per il dispiegamento ottimale del PeI.

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Come valutiamo il nostro lavoro

Gli standard di qualità 
Due tipi di qualità intendiamo perseguire:
• la qualità scaturita dalla percezione dell’utente in senso ampio (minore, Servizi sociali…);
• la qualità così come prodotta in rapporto ai servizi erogati e relativi obiettivi raggiunti.

Per valutare la qualità del servizio svolto la Comunità Educativa ha predisposto questionari per misurare il grado di soddisfazione: dei minori, delle famiglie, degli attori del sistema con i quali la Comunità Educativa entra a contatto e dei Servizi sociali invianti. I questionari sono strutturati su indicatori soggettivi: psicologici, culturali, sociali e socioeducativi. L’insieme degli strumenti di rilevazione consentiranno la verifica dei livelli di qualità mano a mano raggiunti e la messa a punto di nuove strategie tecnico-gestionali orientate alla qualità stessa.

Strumenti di valutazione da parte dei minori
Lo strumento adoperato è il questionario QSRMC (Scala Soddisfazione Residenziale Minori in Comunità);trattasi di strumento obiettivo destinato a conoscere e misurare la percezione che hanno i minori circa la loro permanenza in comunità in rapporto al funzionamento della comunità stessa. Esso verrà somministrato ai minori trimestralmente.

Strumenti di valutazione da parte dei soggetti che rappresentano i diritti dei minori
Lo strumento adoperato è il questionario SMPDM (Scala Misurazione Percezione Diritti Minori); trattasi di strumento obiettivo, utile a conoscere e misurare la percezione che hanno i soggetti che rappresentano i diritti dei minori circa la soddisfazione dei diritti del minori stessi in rapporto al funzionamento della comunità. Esso verrà somministrato sia ai famigliari dei minori sia ai tutori e i minori stessi con cadenza trimestrale.

Le procedure per assicurare la tutela minori 
Si basano essenzialmente su strumenti obiettivi di valutazione, formazione e cultura aziendale.

  • La formazione finalizzata allo sviluppo professionale degli operatori
  • La formazione esperenziale degli operatori per aumentare la soddisfazione lavorativa e ridurre lo stress lavorativo
  • Il pieno godimento dei diritti dei lavoratori
  • La Carta Etica della Società
  • Consulenza psicologica rivolta agli operatori
  • Strumenti obiettivi di monitoraggio della esperienza di vita dei minori all’interno della Comunità
  • Programmi di sviluppo organizzativo della struttura in relazione ai bisogni psicosociali e famigliari degli operatori

Per quanto riguarda lo standard degli indicatori oggettivi della struttura:
1. predisporre il PEI entro 60 gg dall’arrivo del minore;
2. zero > max 1 reclami l’anno da parte dell’Ente affidatario;
3. zero > max 1 reclami l’anno dagli organi di Giustizia minorile;
4. zero azioni legali l’anno da parte di soggetti privati o pubblici;
5. zero irregolarità contrattuali nei rapporti di lavoro.

Aggiornamento della carta dei servizi La Carta dei servizi
viene rivisitata periodicamente al fine di:

  • garantire un’attenzione continua alle differenti esigenze di minori;
  • adeguarla alle variazioni delle leggi;
  • alle mutate condizioni gestionali ed organizzative;
  • all’impiego di nuovi strumenti e strategie educative.

La Carta prevede il coinvolgimento periodico dei soggetti pubblici e privati che concorrono alla gestione della struttura, nella definizione degli standard di qualità, nella misurazione della soddisfazione e nella presentazione dei risultati annuali.

Qualità della selezione e della formazione degli operatori
La selezione degli operatori avviene attraverso colloqui e somministrazione di test attitudinali ed avviene sulla base di criteri tecnici ed umani individiduabili nelle esperienze professionali pregresse, qualità valoriali, solidità interiore e stabilità emotiva; tiene conto della capacità di gestire le emozioni limitando il coinvolgimento eccessivo, della capacità empatica e di trasferimento affettivo, della attitudine alla realizzazione personale nel lavoro con minori; elementi rilevanti sono la capacità relazionale e di lavorare in gruppo del soggetto selezionato.

La formazione degli operatori è intesa come una formazione maturativa e non colmativa. Essa si centra sulla valorizzazione del sapere dei partecipanti, ponendolo in continuo dialogo, aperto ed immaginativo, che tenga conto di limiti e possibilità dell’azione e della realtà; che cerca di attribuire senso alla elaborazione e rielaborazione dei codici e dei quadri di riferimento culturali e psicologici utilizzati per interpretare ed intervenire sulla realtà. E’ una formazione prevalentemente orientata alla creazione di strumenti socio-mentali, funzionali alla creazione delle condizioni per cui il soggetto, partecipante alla formazione, possa mantenere in essere il suo sapere, la sua esperienza, la percezione di sé in rapporto agli altri, perché possa imparare a cogliere le connessioni, psicologiche e culturali, in rapporto alle peculiari modalità di attualizzazione del proprio comportamento sociale ed educativo. Una formazione di tipo andragogico e non pedagogico che permette di far emergere le dimensioni sociali degli eventi psichici e culturali e di ritrovare le dimensioni soggettive che entrano negli eventi sociali stessi, incrociando sì, le opportune dimensioni interpersonali, ma anche funzionali agli stili e contenuti educativi di ciascuno. Che, in termini di apprendimento, allude allo sviluppo di una competenza, di ordine prevalentemente socio-affettivo, relativa alla capacità di muoversi lungo i confini simbolici-culturali che delimitano gli ambiti di appartenenza e che fondano le identità e, alla capacità di costruire codici di traduzione favorenti la comunicazione, fra ambiti di significazione diversi. Del resto ci si pone come obiettivo un’ apprendimento di competenze atte alla gestione di contesti relazionali ad alta varianza, dove la varianza viene operazionalizzata come risorsa che, se individuata tempestivamente, è in grado di produrre un guadagno relazionale.

Sul piano organizzativo sono previste, periodicamente, occasioni di incontro, di confronto per poi selezionare problemi comuni e partecipare alla loro soluzione. Più in generale, la formazione offerta porta gli operatori di sviluppare competenze culturali, informative e psicosociali in grado di fungere da supporto per il dispiegamento ottimale del PEI.

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